

Avvertenza: questa è un FanFiction NC17, AU e OOC a quattro mani ispirata al mondo di Harry Potter. Parla di Personaggi Cattivi, non tifa per i Grifondoro e può contenere scene di violenza o di altri temi che potreste non voler leggere. Proseguire o no è a vostra discrezione ;)
[Harry Potter è proprietà di J K Rowling e Warner Bros. Questa è solo l'opera di due fan e non ha alcuno scopo di lucro.]
* un grazie a Mac per il template di 1976 *
utente anonimo in Il tempo passava, e ...
Su di Noi
Nate e cresciute agli antipodi dell'Italia, annata 1988/89, appassionate di Fantasy, HP, Slytherin, Rocky Horror, demenzialità varie ed eventuali. Passione anche per la scrittura, come forse si noterà .
il Blog

Nome: Simo & Vy
Siamo due amiche a cui piace scrivere, interpretare i caratteri dei nostri antieroi di carta e farli interagire in avventure che ci fanno sorridere.
Simo
gocce di paranoia
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Vy
autoritratto dell'autore da giovane
chateau de malvoisie
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Amiamo
Le chiese, le abbazie e i chiostri. La Francia, tutta quanta. La dolce valle della Loira con il suo verde e le sue colline, le guglie gotiche o le mura romaniche delle sue cattedrali. I viali alberati, nel fresco del primo pomeriggio. Le panchine pulite in un angolino carino. Venezia. Milano. Palermo. Amsterdam. Mosca. Praga. I paesi dell'est. Il vento gentile. Il sole quando è basso, la sua luce e le ombre. Disegnare e dimenticare completamente il tempo. Riuscire a raggiungere l'anima delle persone, anche solo un istante. Capire finalmente qualcosa che cercavamo da tempo. L'arte e la letteratura. Renoir. Vélazquez. Van Dyck. Klimt. Il violoncello e il clavicembalo, gli archi, il piano e gli ottoni. Le voci liriche. La Danza in solitudine o il Canto acuto e sottile. Andare a teatro. Essere stanche e soddisfatte. Rincantucciarsi sotto le coperte. Il té in ogni sua forma. Il riso. Il cibo orientale. Stare a mollo ore e ore nell'acqua calda. Parlare diffusamente di qualcosa che amiamo.
Odiamo
La maleducazione. L'ignoranza. La volgarità . La mancanza d'interesse. L'incapacità di comunicare. L'arroganza. L'incapacità di capire quando le cose diventano serie. L'aucommiserazione. L'egoismo. La stupidità . Le posizioni semplici che tutti tengono, senza sapere il perchè. La mancanza di equilibrio. La mancanza d'affetto. La mancanza di amore. I pregiudizi, le discriminazioni, tutti i relativi orpelli. Il fanatismo. La maggior parte delle religioni. La chiusura mentale. L'ingiustizia. L'importanza delle sole apparenze, gli stereotipi, e chi se ne fa piedistallo.
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Disclaimer
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.
la Storia
Anno Scolastico 1976/77. Al fine di incrementare i rapporti di amicizia tra le due scuole, il Preside di Hogwarts, Albus Silente, invita una rappresentanza degli studenti di Durmstrang, la scuola di magia dell'Est Europa, a trascorrere un anno entro le mura dell'istituto inglese. Ma gli studenti stranieri, accompagnati dal Professore di Trasfigurazione di Durmstrang, Emil Dolohov, hanno in realtà ben altri compiti da portare a termine: Durmstrang è un focolaio di Arti Oscure, e persino tra le fila dei suoi giovani allievi si coltiva la dedizione alla causa di Colui Che Non Deve Essere Nominato. Anche ad Hogwarts, però, il Signore Oscuro comincia a raccogliere consensi, tirando segretamente le fila del gioco perchè i suoi servi dell'Est e i suoi servi dell'Ovest si uniscano, e possano eseguire i suoi ordini verso l'ascesa. Soprattutto la Casa di Serpeverde è animata dallo spirito di una nuova forza nascente, che avrà i suoi futuri seguaci nel piccolo gruppo di amicizie venutosi a formare: un nucleo che fa capo al giovane figlio di Dolohov, Antonin, ad Igor Karkaroff, Rodolphus Lestrange e Bellatrix Black. Non tutti però sono al corrente di queste trame... S'avvicenda così un gioco di silenzi, di pericoli sussurrati e di segreti, segreti forse troppo impegnativi per degli adolescenti. Esperienze di vite totalmente diverse si confrontano, affinità nascono, sotto lo sguardo del Capocasa Horace Lumacorno, al quale i ragazzi sono affidati, e che darà il meglio del suo essere invadente, inopportuno, fastidioso, traffichino, a tratti quasi delirante e comico.
la Regia
Simona: Enyran Rosier Trimer, Rodolphus Lestrange, Severus Piton, Igor Karkaroff, Lucius Malfoy, Regolus Black, Lord Voldemort, Peter Minus, James Potter, Emil Dolohov, Mr. Tumnus, Madama Chips, Meredith e Hildebrand Rosier Trimer, Evan Rosier, Rabastan Lestrange, Esme e Arthur Hoggett, William Rosier, Nagini, Alecto Carrow, Rahfiq Lestrange.
Vy: Anethe van Gynt, Peter van Gynt, Bellatrix Black, Antonin Dolohov, Narcissa Black, Sirius Black, Remus Lupin, Lily Evans, Barty Crouch jr, Albus Silente, Minerva McGranitt, Horace Lumacorno, Antona Dolohov, Lolita Penny, Eithne Parkinson, Dora Sulimberg, Signora Fletcher, Arne ed Ekaterina van Gynt, Barty Crouch sr, Klitemnestra e Stefan Black.

i Personaggi

Enyran Rosier

Anethe van Gynt

Antonin Dolohov

Severus Piton

Rodolphus Lestrange

Bellatrix Black

Peter van Gynt

Igor Karkaroff

Narcissa Black

Lucius Malfoy

Evan Rosier

Regolus Black

Bartemius Crouch jr.

i Capitoli
01/01
01/02
01/03
01/04
01/05
01/06
01/07
01/08
01/09
01/10
01/11
01/12
02/01
02/02
02/03
02/04
02/05
02/06
02/07
02/08
02/09
02/10
02/11
02/12
03/01
03/02
03/03
03/04
03/05
03/06
03/07
04/01
04/02

le Illustrazioni
la Colonna Sonora
*lavori in corso*
Il tempo passava, e ancora una volta… [04/02]
[Enyran era decisa a muovere i propri passi nella direzione diametralmente opposta a qualunque Lumacorno avesse preso. Avrebbe ringhiato, forse, ma non adesso; adesso si limitava a correre, lungo i corridoi, intenzionata a mettere più metri possibili tra lei e il Professore di Pozioni, piuttosto che a badare di preciso a dove andasse. La qual cosa però non era, di per sè, così trascurabile, perchè le avrebbe forse evitato di andare a sbattere esattamente contro quel signore che, a detta di Lumacorno, tanto la adorava.
- Enyran - disse Antonin, prendendola per le spalle giusto prima che lei cozzasse contro il suo petto.
La ragazza si fermò di scatto, e parve traballare, tanto che si resse in piedi a fatica. Sollevò lo sguardo verso di lui, facendo di tutto per mostrarsi impassibile anzichè visibilmente a disagio come in effetti era, grazie anche all'ossessione ormai ricorrente che Lumacorno continuava a propinarle. - Ciao, Antonin... - disse infine, senza sorridere.
Lui la lasciò andare, lanciando un'occhiata alla direzione dalla quale la ragazza proveniva, come se si aspettasse di vederla inseguita da un drago. Poi riportò lentamente lo sguardo su di lei. - Cos'è successo? -
- Niente di grave... Non ti preoccupare... - La giovane provò a mostrarsi calma, ma con risultati non proprio eccelsi. - Il solito... Lumacorno... -
Antonin sollevò un sopracciglio, accompagnando il movimento con il suo tipico ghigno: - Avrei dovuto immaginarlo... -
- Quell'uomo mi snerva... - sospirò appena la Rosier, coprendosi il volto con una mano.
- Suppongo che continui a metterti a disagio con inopportune osservazioni su di me. -
- Credo abbia già deciso che il nostro primo figlio si debba chiamare Horace, a dire il vero... - confessò mestamente l'altra, socchiudendo gli occhi con aria stanca.
Antonin non si scompose. - Preferisco qualcosa di meno evocativo... -
- Anche io, se è per questo... - provò a ridacchiare lei, sperando in cuor suo che scherzasse, pregando che scherzasse.
Lui, dal canto suo, ebbe il tempismo di scegliere proprio quel momento per indulgere in un silenzio quantomeno imbarazzante, soprattutto perchè continuava ad osservarla, come se niente fosse.
- Sto iniziando ad augurargli morti sempre più truculente... - spezzò infine il silenzio Enyran, mordendosi un labbro.
- Essere accoppiata a me è senza dubbio disturbante - osservò l'altro, muovendo un solo passo, come se desse per scontato che lei l'avrebbe seguito.
La giovane avrebbe atteso un altro passo di lui per iniziare a muoversi, ma aveva inclinato appena il capo, in un sospiro. - Non è questo che mi disturba particolarmente - ammise - è il suo essere tremendamente invadente, melenso, traffichino... E' lui... -
- Un'altra buona ragione per non scegliere Horace. -
- Non credo avrò mai figli... - scrollò le spalle la Rosier, con disinteresse. - Io e l'istinto materno abbiamo un pessimo rapporto... -
Antonin le lanciò un'altra occhiata. - Peccato. Con la prossima domanda ti avrei chiesto che altri nomi avresti scelto. -
Enyran inarcò entrambe le sopracciglia, ostentando sarcasmo. - A volte mi preoccupi, sai? -
- Una domanda come un'altra - affermò lui, con un mezzo sorriso.
- Faresti la felicità di Horace, lo sai? - Anche lei pareva quasi sorridere, divertita.
- Sprecando molte meno energie di te, tra l'altro... -
- La sua nuova pretesa è che io mi imponga come tua dama al ballo, indossi un vestito carino, mi arricci i capelli, sbatta le ciglia, e tutte quelle cose in cui per mia stessa natura sono del tutto incapace... - replicò l'altra, come se nulla fosse.
- Tremendo - commentò lui, senza che fosse chiaro fino a che punto finisse il sarcasmo.
Enyran sentì i propri denti morderle un labbro, quasi con violenza, ma non seppe dirsi perchè. - E tu con chi andrai? - chiese, poco dopo.
- Con una creatura che indossa un vestito carino, si arriccia i capelli, sbatte le ciglia e tutte quelle cose che tu non sei capace di fare? -
- Ottima scelta... - annuì l'altra, ma non sembrava particolarmente convinta. - Ti consiglio di scegliere tra le Corvonero, tanto sono tutte uguali... basta afferrarne una qualsiasi con lo stemmino blu, e il gioco è fatto. -
Per un istante Antonin parve sinceramente divertito e quasi rise. - Naturalmente è proprio il tipo di creatura che eviterò. -
- Vuoi imitare il mio esempio di composta e dignitosa solitudine? -domandò Enyran, grattandosi distrattamente la testa. - Io l'ho sempre trovato il migliore dei modi per sopravvivere a certe serate. -
- Temo che sarà il migliore dei modi per attirare su di noi attenzioni indesiderate, invece. Ma non ha importanza; non cercherò una dama proprio ora. -
- Male che vada entreremo insieme in quella sala, metteremo a tacere Lumacorno e poi ciascuno di noi farà ciò che più gli aggrada... - aggiunse quasi distrattamente l'altra, scrollando le spalle.
Una piccola pausa. - Mi stai invitando al ballo? - chiese Antonin, senza un briciolo di sarcasmo, inarcando un sopracciglio.
Enyran tacque. Divisa, visibilmente divisa. Divisa tra qualcosa che le era venuto istintivo, e le sembrava la soluzione più indicata alla faccenda, e il disgusto per sé stessa per esser finita, nonostante tutto, a fare ciò che Lumacorno voleva. - Ecco... non saprei... - mormorò solamente, inarcando un sopracciglio a sua volta.
- O forse pensi che dovrei invitarti io. -
- Non credo di essere così convenzionale, Antonin... - rispose in fretta lei, forse troppo in fretta perchè non si vedesse il suo disagio.
E a quel punto, di nuovo, lui aspettò, quasi magnanimamente, quasi si preoccupasse solo di lasciarle tutto il tempo di decidere. Il mezzo sorriso costantemente sulle labbra e le mani dietro la schiena in un gesto curiosamente adulto; i lunghi capelli neri e gli occhi altrettanto scuri, nei quali Emil Dolohov poteva riconoscere il ghiaccio dei propri.
- E tu non hai voce in capitolo? - sbottò infine la ragazza, decidendosi a guardarlo in faccia.
- Hai detto che non vuoi io ti inviti... - disse Antonin candido.
- Ma non ho detto nemmeno che te lo proibisco... -
La Rosier sembrava corrucciarsi. Ma che discorsi erano? Non erano discorsi da lei, di certo. Ma se non fosse stato Antonin sarebbe stato Peter, e non sapeva, sul serio, cosa fosse peggio per il suo sistema nervoso.
- Allora lo desideri? -
- Come ho già detto, Antonin... - la giovane sospirò, socchiudendo appena gli occhi - e lo dirò solo a patto che tu non rivolti ulteriormente la frittata, è che ti lascio libertà di scelta, come è giusto che sia... -
- Semplicemente, prevedendo i commenti del tuo Capocasa, non sono incline all'idea di rovinare la serata anche a te invitandoti se non lo desideri - e il bulgaro pronunciò quelle parole gentili senza smettere di osservarla, quasi analitico, ma senza mai infrangere le regole della buona educazione.
Enyran sospirò, un lungo sospiro. - Io non avrei problemi ad andare al ballo con te, Antonin, o non te l'avrei proposto. - Si interruppe appena, e tornò con lo sguardo su di lui; sembrava tranquilla. - Senti, se vuoi possiamo riparlarne un'altra volta, con più calma... Non credo sia una cosa poi tanto importante, no? -
- Certo che no. -
- Bene... abbiamo lezione adesso... - continuò la ragazza, dopo un breve istante. - Andiamo? -
Ma lui non l'aveva seguita. - Vieni al ballo con me, Enyran? -
La giovane si voltò di scatto, e fece per sorridere, un sorriso educato. - Volentieri... Se anche a te fa piacere - disse.
Antonin non aveva mutato espressione e non si era mosso quando lei si girò: - Perlomeno, Lumacorno non potrà lamentarsi... - disse, evitando di rispondere.
- Sei un ragazzo di buon cuore, insomma... - commentò solo lei, non propriamente convinta.
- Pretendo che ti arricci i capelli - disse lui, in tono serio, mentre giravano l'angolo. L'estremità del corridoio attutì la risposta di lei.
Posted by Durmstrangirls alle 21:30
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Il tempo passava, e ancora una volta… [04/01]
[Il tempo passava, e ancora una volta, nonostante le minacce di Silente, nulla di sostanziale era successo: ospiti e Serpeverde continuavano la loro normale vita ad Hogwarts, e lo stesso valeva anche per le altre Case, benchè questo non fosse esattamente un motivo di entusiasmo per i ragazzi, particolarmente se la Casa era quella di Grifondoro.
Piano piano, però, una strana eccitazione cominciò a farsi strada nelle lunghe giornate di scuola, sottile e profonda come un cambiamento epocale: l’eccitazione che solo un imminente ballo scolastico può provocare.
Halloween era sempre più vicino, e -soprattutto per chi trascorreva il suo ultimo anno a Hogwarts, ma anche per chi aveva qualche progetto in mente - il grande ballo era diventato un pensiero fisso. Il fatto, poi, che in onore degli ospiti sarebbe stato ancora più spettacolare, prometteva una festa davvero memorabile, e sembrava che tutti o quasi tutti fossero investiti dall'atmosfera di trepidante attesa.
Ovviamente, una delle preoccupazioni principali era quella di procurarsi un cavaliere o una dama, e il terrore più grande era di non trovarne nessuno.
Ma Enyran Rosier non era di questo avviso. Seduta sul piano del tavolo di Serpeverde, in una Sala Grande quasi del tutto deserta, era intenta a sollevare in aria con espressione annoiata delle zucche intagliate, decorazioni per la festa. Lei, e con lei gli altri prefetti, si erano immersi nei preparativi, disseminando il soffitto stellato di candele nere, ragnatele fluttuanti, e zucche.
Enyran non voleva un cavaliere per la festa. Si sarebbe schermata, come al solito, dietro ai suoi doveri di Prefetto, e avrebbe passato la sera nel parco attorno ad Hogwarts a punire le coppie di studenti intenti a infrattarsi tra i cespugli... o qualcosa di quel genere, e ugualmente costruttivo. Lumacorno avrebbe potuto fare ciò che voleva, si sarebbe potuto dimenare come un pazzo, piangere, implorare, minacciare il suicidio. Lei non sarebbe andata con nessuno, men che meno con il giovane figlio di Dolohov, che, come ormai evidente, il vecchio professore tentava di rifilarle ad ogni occasione.
Ed eccolo, inevitabile, insopportabile: Lumacorno si avvicinava di nuovo, non pago degli sforzi già richiesti ai poveri nervi della ragazza.
- Come sta andando, piccola mia? - chiese, in tono tutto sommato neutro, osservando il suo lavoro.
- Bene, Professore... - annuì placidamente l'altra, gettandogli uno sguardo distratto, ancora seduta. - Probabilmente finirò in una mezz'ora... -
- Mostrami, mostrami... cos'avete fatto? -
La Rosier continuava a far oscillare la propria bacchetta, stancamente, sollevando il braccio senza enfasi. - Le zucche sono state intagliare, e ora verranno messe a fluttuare. Le candele sono state accese, bruciano di una fiammetta bianca incantata, e le ragnatele sono state stregate perchè si muovano, come smosse dal vento, e rimangano rigide e luccicanti come cristalli di ghiaccio...- scandì, come se già l'avesse detto mille altre volte.
- Mi sembra buono. Mh. - Lumacorno si guardò attorno, intento: - Ottimo lavoro, mia cara. Davvero ben fatto. Ora in breve tempo avrete finito... e potrai concentrarti su te stessa - insinuò con una risatina.
- Intende forse riferirsi alla mia persona nell'ambito del ballo, Professore? - chiese cauta lei, inarcando un sopracciglio.
- Be', ma certo. So quanto voi ragazze adoriate farvi belle in queste situazioni... -
- Io mi limiterò a svolgere i miei doveri di Prefetto, possibilmente con la mia amata divisa indosso, per vedere che ognuno sia al suo posto e impedire che la scuola faccia cattive figure... - rispose Enyran, ponendo l'ultima zucca al suo posto. Aveva tentato un tono diplomatico, e sperava di esserci riuscita.
Ma Lumacorno parve inorridire. - Non vai al ballo con Dolohov? - chiese, sconvolto, come se lei gli avesse appena comunicato di aver rotto il suo fidanzamento con il bulgaro, restituito i fiori col gambo tranciato e sputato sull'anello di famiglia da lui regalatole.
- Non credo andrò al ballo con nessuno... - concluse la ragazza, scuotendo appena il capo. - Preferirei impegnarmi affinché la festa sia un successo... - E si stava impegnando un po' troppo, forse, stava ostendando decisamente troppo.
- Be', non mi pare proprio il caso - disse lui costernato. - Insomma, mia cara, come Prefetto, è questo il tipo di esempio che devi dare... -
- Ma come prefetto essere una pessima ballerina non è un grande esempio, Professore... -
- Non vuol dire nulla! Starai compostamente al suo braccio! -
Enyran aggrottò la fronte. - Non presume troppo ritenendo che gli sia gradita la mia compagnia? - mormorò appena, riponendo la bacchetta nel fodero.
- Mia cara, ma è evidente! Chiunque lo vedrebbe. E noi non vogliamo contrariare il signor Dolohov, vero? - disse l'altro, vagamente minaccioso.
- Non pensa che lo contrarierebbe di più qualcuno che prenda le decisioni al posto suo? - La Rosier aveva afferrato i libri di incantesimi che aveva al suo fianco fino a poco prima.
Lumacorno parve riflettere. - Ma è solo una dimostrazione amichevole - replicò in tono candido.
- Io ho lezione, Professore - disse rapidamente l'altra, in tono sbrigativo. - Incantesimi, con i bulgari, è meglio che vada. -
La lezione era un'ora dopo, ma non le importava, non le importava affatto; voleva solo liberarsi di lui, prima che l'istinto di aizzargli contro tutte le zucche decorative della Sala Grande si facesse troppo intenso per non essere soddisfatto.
- Sta bene, piccola Rosier... davvero un buon lavoro! Ma pensaci - ebbe il tempo di chiocciare lui prima di venire interrotto dallo sbattere della porta della Sala.
Posted by Durmstrangirls alle 14:59
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Il freddo dell'inverno inglese... [03/07]
[Quella stessa sera, Albus Silente si alzò, dal suo posto al centro del tavolo dei professori, con tali evidenti intenzioni da far inorridire Emil Dolohov.
Richiamò l'attenzione cortesemente - fece scoppiare un enorme bolla di sapone al centro della Sala - e iniziò a parlare con voce divertita e tranquilla:
- Miei cari studenti, amici e ospiti... sono lieto di annunciare a voi tutti che la scuola di Hogwarts ha organizzato un'ulteriore occasione di scambio tra di noi, per migliorare ancora di più le nostre conoscenze. Il progetto che ci ha uniti sta vedendo maturare i suoi frutti e ciò è un onore e una gioia per tutti noi professori e organizzatori. Per questo vogliamo darvi la possibilità di apprezzarlo al meglio, e, come dicono dalle mie parti, non dover usare lo stuzzicadenti. -
Dopo la bizzarra metafora fece una pausa: - Stiamo organizzando un bel viaggetto che vi divertirà e stupirà! Ulteriori informazioni verranno presto. Per ora, cuocetevi ... cioè, godetevi la cena! - e detto questo applaudì brevemente e si sedette.
- Che cosa sarà mai? - borbottò James Potter, mentre affondava i denti in una cosciotta di pollo, al suo posto al tavolo dei Grifondoro. - Perchè tanto mistero? -
Sirius, che era rimasto scuro da quella mattina, tamburellò nervosamente le dita sul tavolo. - Una delle sue solite assurdità... -
Remus lo guardò male. - Solo perchè tu sei stato tanto idiota da attaccar briga con l'intero dormitorio di Serpeverde, non significa che gli altri siano idioti quanto te... -
Black alzò gli occhi al cielo. - Non rispondo, ma solo perchè sei tu, Remus. -
- Speriamo solo che la nostra vita non sia messa in pericolo... - mormorò appena Minus, tra sé, mentre ficcava in bocca una forchettata di patate fritte.
Sirius Black non fece ulteriori commenti.
Dal tavolo dei professori, al limite della sala, Emil Dolohov, professore di Trasfigurazione alla scuola di stregoneria di Durmstrang, aveva disteso le labbra sottili dalla loro arricciatura indignata, in una serietà quasi marmorea. Intrecciò tra loro le dita ossute, spigolose quanto il suo volto dai lineamenti taglienti. Lo sguardo di ghiaccio scivolò attraverso la sala, ignorando come il volo di un rapace tutti quei volti insignificanti, fino a scorgerne uno incredibilmente simile al suo. Il mago si era ritrovato a fissare suo figlio, Antonin, con una fredda ed eloquente luce negli occhi color del gelo.
Ed Antonin, al suo tavolo, aveva sollevato lo sguardo prima ancora che il padre lo cercasse. Due paia d'occhi quasi identici si fissarono per un attimo e parve che l'espressione del padre passasse al figlio.
Senza un cenno, Antonin si girò di nuovo verso la tavola, dove Peter stava rumorosamente questionando sulle varie possibilità riguardanti principalmente il grado di deterioramento mentale del preside.
- E dire che voi non lo sopportate da sette anni, come invece siamo costretti a far noi... - borbottò appena Enyran Rosier, seduta tra Anethe e Rodolphus, mentre si portava dietro l'orecchio una ciocca dei capelli scuri.
- A me diverte - disse Anethe, con espressione un po' distratta.
- ... però, se fosse davvero davvero andato, potrebbe anche aver organizzato una specie di viaggio di sopravvivenza nella giungla! - stava ipotizzando Peter.
- Ne dubito - fu la cortese risposta di Narcissa.
- Forse ci spedirà in India in tempo per la stagione dei monsoni... - sbuffò Piton, inarcando un sopracciglio.
Peter lo guardò, sinceramente grato del suo apporto, e parve riflettere. - Sapete cosa farebbe se fosse davvero, completamente, totalmente rincretinito? Ci mollerebbe da qualche parte senza magia! -
Bellatrix sbuffò. - Non essere ridicolo. -
- In effetti sarebbe abbastanza da Silente... - annuì distrattamente Rodolphus Lestrange, dopo un sorso del suo succo di zucca. - Magari in uno sperduto villaggio della Tanzania, in preda a malattie, indigeni superstiziosi e animali selvaggi... -
- Interessante - sogghignò Peter.
Antonin rimaneva in silenzio; non cercò di nuovo lo sguardo del padre, ma ciò che aveva visto era sufficiente per dargli da riflettere buona parte della cena.
- Sicuramente c’entrerà con la magia… ma cosa? Una prova? No, ha parlato di viaggio… che cosa potrebbe fare… togliervi le bacchette? - Lumacorno parve riflettere. - No, non sarebbe mai così idiota! - concluse con una grassa risata.
Come quasi tutte le sere, il Direttore di Serpeverde aveva riunito attorno a sé i generali del suo piccolo esercito ed ora il solito gruppo di assonnati e irritati Serpeverde stava ascoltando le sue argute considerazioni sulla giornata passata e su quelle a venire.
- E' quanto ha già detto anche qualche ora fa, Professore... - sospirò appena Enyran Rosier, appoggiando il volto a una mano, con aria distrutta.
- Ti vedo stanca - disse lui, tutt'a un tratto, guardandola.
- Siamo solo un po' assonnati, Professore... - rispose per lei Rodolphus Lestrange, stravaccato nella poltrona poco distante. - E' tardi e domani mattina ci attendono le lezioni... -
- Ah, certo, certo... dov'è Bellatrix? -
- Non lo so - tagliò corto Narcissa, seccata. - Forse a dormire - aggiunse.
- Avete sonno, miei cari, è stata una giornata faticosa... adoro vedervi così dediti, così pronti ad impiegare le vostre energie! Enyran, cara, vai pure... ma non mi convincerete a lasciarvi prima di aver dato la buonanotte alla mia Bellatrix... buonanotte anche a te, Piton - disse sbrigativamente mentre gli passava accanto alla ricerca di Bellatrix.
Anche se Lumacorno aveva sempre dimostrato molta simpatia per il ragazzo, sembrava che Bellatrix e Rodolphus fossero ora al centro dei suoi pensieri e Severus non poteva dire di esserne dispiaciuto. Scrollò appena le spalle, non sembrava affatto offeso; gli interessava solo dormire, adesso, erano le sue occhiaie a dirlo.
Enyran si alzò lentamente in piedi, indirizzando un passo verso la porta del suo dormitorio.
- Ah Rosier, non ti ho chiesto del signor Dolohov! Come va? -
La ragazza sembrò pietrificarsi, e voltò verso il Professore uno sguardo oltremodo interrogativo. - Prego? - domandò, corrugando la fronte oltre ogni immaginazione.
- Be' mia cara, è più che evidente che il nostro comune amico ha un debole per te, perciò, senza dubbio, tu più di tutti potrai dirmi come si sta trovando e altri deliziosi dettagli. -
Il "altri deliziosi dettagli" parve troppo per Narcissa che mormorando qualcosa si eclissò.
La Rosier ridusse gli occhi a fessure, e fu come se il suo sguardo oltrepassasse la figura corpulenta di Lumacorno. - ... Ma che ci fanno delle bottiglie di liquore alle noci su quel tavolo? - domandò, sperando di distrarlo. - Comunque sia... - e voltò le spalle prima di avere risposta - io vado... buonanotte... -
Il professore esitò un momento prima di realizzare l'abile trucco, ma sospirò, rassegnandosi. - Sta bene... controllate voi che non irriti il ragazzo. Soprattutto tu, Rodolphus, ragazzo mio - aggiunse in tono solenne, posandogli una mano sulla spalla.
- Certo, Professore... - annuì Lestrange, fingendo con l'altro la solerzia necessaria affinché non gli creasse ulteriori problemi.
- Vado a cercare la tua fidanzata, ora. Buona notte! - cinguettò Lumacorno allontanandosi.
- Buonanotte... - mormorò solo Rodolphus, coprendosi per un istante gli occhi con le mani, e scrollando le spalle, stancamente.
Posted by Durmstrangirls alle 14:47
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Il freddo dell'inverno inglese... [03/06]
[- E io invece ti dico che ho ragione! - sbottò Bellatrix alzandosi.
Erano seduti su una panca, in un affollato corridoio fuori dalla classe di Difesa contro le Arti Oscure, in attesa del terzo anno di Serpeverde. Narcissa lanciò un'occhiata rassegnata alla sorella: l'argomento era sgradito, il momento poco propizio e Bellatrix insisteva tenacemente a portarvi l'attenzione di Rodolphus... tipico.
- Silente non ti ha ancora sentito, Bellatrix, perchè non provvedi? - le fece eco Severus Piton, ingobbito sulla copertina di un vecchio libro, seduto accanto a loro.
Rodolphus Lestrange per sé aveva scelto il silenzio, un silenzio meditabondo. La sua mano destra, in movimenti lenti e ciclici, andava a tormentare l'accenno di barba scura che gli cresceva sul mento, mentre lo sguardo si perdeva lungo il corridoio.
- Taci, Piton - fece Bellatrix, secca, girandosi verso Rodolphus. - Allora. Siamo ragionevoli, anche se non lo meriteresti. Gli ho parlato, capisci? Non ho detto nulla, ti ripeto, nulla di compromettente, ma lui ha detto abbastanza a me... adesso parlagli di persona! Osservalo! -
- Non ho detto che non lo farò, Bellatrix - scandì lentamente Lestrange dopo un lungo silenzio, gettandole uno sguardo degli occhi scuri, uno sguardo serio, pacato. - Ma è giovane, molto giovane... bisognerà essere cauti...-
Bella sospirò, soddisfatta, portandosi una mano sull'anca. - Sta bene. -
Narcissa, lì seduta compostamente con le mani in grembo, si inclinò verso la porta: - Penso che stiano uscendo... -
E infatti una torma di quindicenni stava uscendo dalla classe. I giovani Serpeverde avevano avuto lezione con i Tassorosso. Mentre i ragazzini che portavano lo stemma chiaro si dirigevano piuttosto diligentemente verso la prossima lezione, un gruppetto di Serpeverde, tra i quali si riconosceva il giovane Crouch, rimase indietro, apparentemente occupato in una discussione.
Bellatrix inarcò un sopracciglio mentre da lontano giungevano indistinguibili le proteste torve del ragazzo.
- Che succede? - borbottò Narcissa.
- ... Il padre di Barty lascia che i Mezzosange entrino nella loro casa! - esclamò la voce di un ragazzino, con tono di scherno. Era giovane, molto giovane, ma decisamente alto per la sua età.
Corti capelli neri, occhi grigi, e un volto forse un po' troppo simile a quello del fratello Grifondoro; Regolus Black gettò un cenno di saluto alle cugine, distrattamente, per poi tornare a guardare il giovane Crouch con aria soddisfatta. I suoi compagni di classe, attorno a lui, ridacchiavano.
Il diretto interessato gli rivolse uno sguardo, a malapena controllato, di puro odio. - Zitto, Black... - sibilò - non sprecare fiato cercando argomenti... potrebbe costarti troppa energia... ed io la userei per pompare sangue al cervello, ne ha bisogno. - Aveva parlato con rabbia e frustrazione evidenti, senza poter trattenere un vago tremore alle mani.
Regolus non rispose, ma si lanciò fulmineo sul ragazzo con i capelli chiari, provando a rifilargli un pugno in pieno viso. Barty indietreggiò, quasi scivolando, e finì a terra in mezzo ai suoi libri e all'inchiostro.
Nello stesso istante, Bellatrix venne avanti: - Regolus! - esclamò.
Il ragazzo fece un passo in dietro, voltando di scatto il volto verso la cugina, senza parlare, ma anzi con uno sguardo che chiedeva spiegazioni.
- Picchiarvi nei corridoi!... - disse lei, con espressione disgustata, lanciando uno sguardo a Barty.
- Cosa altro dovrei fare con quello scherzo di Serpeverde? Lui non ha senso tra noi! - sbottò Regolus, visibilmente infastidito, puntando il dito contro Crouch.
Il ragazzo biondo rimase in silenzio, un silenzio carico di rabbia e qualcosa di simile ad un tremendo, scuro orgoglio ferito; tentò di alzarsi, tra lo scricchiolio delle penne e delle boccette di inchiostro che lui stesso aveva rotto. Qualcuno ridacchiò. Poi una mano, ossuta, affusolata, si protese verso Barty, per aiutarlo. Severus Piton, chino appena verso di lui, non lo guardava nemmeno; lo sguardo era fisso su Regolus, il viso dagli occhi brucianti e dai lineamenti inaspriti volto verso il giovane Black, in un silenzio minaccioso.
- Cinque punti in meno a serpeverde, Black... - disse solo allora, quasi distrattamente, Rodolphus Lestrange, guardando il ragazzino con aria annoiata.
Barty si alzò e i suoi occhi parvero per un momento enormi mentre si posavano su Piton. Scivolò dalla sua presa con un movimento brusco, e per un attimo parve reagire con insofferenza, ma la sua voce era un soffio quando disse, pianissimo: - Grazie... -
- Be' non si può che esserne contenti, anche se il merito va al mio stupido fratello... un merito o una colpa? Tu che ne pensi, James? Confesso che mi trovo confuso. - La voce di Sirius Black giunse in quel momento, beffarda, dall'angolo opposto del corridoio, dove lui e i suoi amici osservavano divertiti. Con loro non c'era Lupin.
- Ecco la puzza che sentivo... - commentò Severus, mentre la mano correva alla bacchetta, in un gesto fulmineo e serpentino.
Nel frattempo il corridoio era diventato un crocevia di classi diverse, ognuna intenta a seguire la propria destinazione. Bellatrix appoggiò una mano sulla spalla di Barty e lo tirò indietro, verso di sé, come per sottrarlo alla folla di ragazzi, mentre qualcuno batteva sulla spalla di Narcissa: - Che succede? - chiese Anethe, che era arrivata in quel momento, con in braccio alcuni libri della biblioteca.
- Ti spiego dopo... -
- Mi dovrei offendere, Mocciosus, sai? Te la stai prendendo con mio fratello, in fondo... - continuava Sirius.
- Prendertela con me ti viene tanto bene, Black... - replicò l'altro, provando a palesare una espressione gelida, di totale distacco, ma lasciando trapelare comunque, inevitabilmente, il suo odio: - E non ritengo, francamente, che il tuo microencefalo ti possa permettere ragionamenti diversi dai soliti. -
- Fatti i fatti tuoi, Sirius... - aveva sbottato Regolus, intanto, incrociando le braccia al petto.
- Regolus, mio caro. - Sirius scimmiottò quella che doveva essere la voce della signora Black: - Sono così convinto che nostra madre sappia prendersi cura di te, che non mi preoccupo minimamente possa accaderti niente di male... è per l'onore dei Black che parlo, capisci. E Mocciosus qui che veste i panni dell'eroe è semplicemente patetico... -
- Almeno io i panni dell'eroe patetico non li indosso ogni santo giorno, Black... come te e i tuoi amici... - ribattè Piton, arricciando le labbra.
- Ti sfugge un aspetto... - sottolineò l'altro, avvicinandosi, la mano che reggeva la bacchetta sollevata a roteare nell'aria: - Il tuo essere un viscido Serpeverde leccapiedi e intrigante ti rende detestabile in qualsiasi situazione, ma ancora di più quando te ne dimentichi... -
Anethe osservava incredula. Si voltò verso Narcissa in tono di muta protesta, ma lei scosse la testa.
- Io me lo ricordo benissimo, Black... - L'espressione di Severus sembrava quasi divertita, quasi, ma più irata: decisamente più irata che divertita. - Come potrei dimenticare ciò che mi differenzia da te? Comunque non temere, non intendo soffrire a causa della tua mancanza di stima nei miei confronti... Quindi il fatto che tu mi trovi detestabile non mi dà affatto fastidio. - Anche la sua bacchetta era saettata in alto, in posizione d'attacco.
- Ora basta! - Il tono di Lestrange era emerso perentorio, come la sua stessa figura nel capannello di curiosi che circondavano la scena. - Finiamola - sbottò - o inizio a levare punti! -
- Oh accidenti, potevo portare anche io il mio amico Prefetto, avrei dovuto pensarci! - rise Sirius. - Non immischiarti, Lestrange, non hai il diritto di comandarmi solo perchè sei quasi di famiglia... in fondo io e Mocciosus ci stiamo solo scambiando delle opinioni! -
- Perchè non la smette di chiamarlo in quel modo? - sibilò Anethe, furente. - Perchè non gli dite di smetterla? -
- No - disse Narcissa. - Severus vuole cavarsela da solo, e ha ragione... -
- Iniziate con l'abbassare le bacchette... entrambi... - aveva sibilato Rodolphus, imperturbabile, ignorando le battute di Sirius.
Sirius portò la sua alla stessa altezza di quella di Severus, voltandosi verso Rodolphus: - Da quando puoi darmi ordini? Rammentami... non appartieni alla mia Casa. -
- Questo non vuol dire un bel niente - sbottò Narcissa, senza riuscire a controllarsi.
- La cosa sta diventando una riunione di famiglia... - osservò il Grifondoro, ammiccando a Bellatrix, che sollevò entrambe le sopracciglia. Barty, di fianco a lei, non si era mosso da quando la sua mano gli si era posata sulla spalla.
- Adesso basta, Sirius! - La voce di Regolus Black era tornata a farsi sentire, in un tono concitato, dopo un lungo silenzio. Il ragazzino marciò verso il fratello, con aria visibilmente contrariata: - Si può sapere perchè tutto deve finire su di te? Posso sapere perchè non provi gusto se non ti trova al centro preciso di ogni questione, se gli occhi non sono del tutto puntati su di te? Si può sapere perchè non ti puoi fare i dannati fatti tuoi? Perchè devi essere così dannatamente egocentrico, senza alcun motivo? Perchè non puoi, per una volta, rassegnarti all'idea di non essere stato invitato in una discussione? Ti sto chiedendo di andartene, dannazione, Sirius!-
Piton inarcò entrambe le sopracciglia, seguendo con lo sguardo gli avvenimenti.
- Preferisci che il tuo compagno di Casa ti faccia a fettine? Prego, accomodati... - e d'un tratto il tono di Sirius suonò assurdamente coinvolto: - Le tue adorate cugine non si stanno precisamente facendo in quattro per difenderti, sai... uno penserebbe che almeno all'interno della vostra casa possiate essere un gruppo! Ma ovviamente è troppo aspettarsi questo da dei Serpeverde...! -
Il volto di Regolus si corrucciò, ma il suo sguardo di ghiaccio non parve crollare, sollevò un indice, teso, fermo, a indicare il corridoio da cui i Grifondoro erano venuti. - Non ti ho chiesto aiuto, non te ne chiedo mai, e ora vai, immagino tu abbia lezione - concluse, gelido.
Era calato uno strano silenzio, persino James Potter e Peter Minus erano rimasti in silenzio, quasi inebetiti. Sirius fissò il fratello per un lungo istante. - Se è questo che vuoi! Corri dietro a Bellatrix - disse, con tono curiosamente simile a un ghigno, e si girò per andarsene.
Bellatrix ricambiò il suo sguardo sprezzante, poi usò la mano libera per afferrare Regolus ed osservò tanto lui quanto Barty: - Tutto bene? - chiese, secca.
- Sì - borbottò Barty, con una certa indifferenza.
Il giovane Black si limitò ad annuire, in silenzio.
- Odiosi Grifondoro... - quasi ringhiò Piton, sommessamente, rinfoderando la bacchetta.
Bellatrix lasciò andare entrambi i ragazzi, mentre Narcissa si avvicinava a Regolus mormorando qualcosa. Il piccolo crocicchio cominciò a sfoltirsi e la maggiore delle Black sollevò la testa, guardandosi attorno, proprio come una guerriera dritta sul campo di battaglia.
Quasi urtando Barty, che si stava allontanando in fretta, Anethe si fece spazio fino a Piton: - Severus... - e non seppe cosa aggiungere.
- Sì? - chiese il ragazzo, quasi assente, e solo dopo un istante rivolse all'altra uno sguardo; sembrava affaticato, nervoso.
- Mi dispiace. Quel Black è in assoluto il più grande idiota che... - le mancarono le parole - nemmeno credevo esistessero, idioti così! - disse, indignata, voltandosi a guardare il punto in cui era sparito.
Severus sollevò appena una mano, scuotendo la testa come se nulla fosse. - Non ti preoccupare... E' solo che non conosci abbastanza Hogwarts, ancora... scoprirai che idioti come lui ce ne sono a bizzeffe... -
- Questo lo trovo particolarmente irritante - sottolineò lei.
- E' ora di andare a lezione... - li interruppe la voce di Rodophus Lestrange, intento ad allontanarsi lungo il corridoio verso l'aula di Trasfigurazione. Gli altri se ne erano andati. Narcissa doveva essersi trascinata dietro Regolus e solo Bellatrix aspettava, assorta, di fianco a Rodolphus.
Anethe chinò un po' il capo stringendo i libri. - Sì. Andiamo... -
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Il freddo dell'inverno inglese... [03/05]
[Sulle oscillanti scaffalature della biblioteca di Hogwarts, tra i volumi di Erbologia che fluttuavano in aria per tornare al loro posto, era calata la luce rossastra del tramonto, che trapelava dalle finestre di vetro opaco. Le torce permettevano ancora agli studenti di restare ai loro tavoli, illuminati dal bagliore del fuoco, per proseguire con lo studio.
Antonin gironzolava per la scuola ed ora era giunto alla biblioteca. I primi giorni aveva quasi dovuto fare uno sforzo su se stesso per mostrarsi interessato ad Hogwarts ed ai suoi abitanti, ma ora era più semplice lasciarsi incuriosire, sempre in maniera del tutto distaccata, dalle loro piccole abitudini.
Quell’edificio, però, era vuoto. Antonin, nella sua curiosità, non pensava né male né bene degli imprevisti. Si inoltrò nella biblioteca, con passi silenziosi.
Fu allora che una voce nota raggiunse le sue orecchie, oltre una cortina di libri.
- Cosa non ti è chiaro dell'ultima lezione di Erbologia, Peter? - Il tono era un po' stanco.
- Be', quella la saprei fare - rispose la voce del suo amico in tono cordiale - se dovessi solo ripetere i suoi movimenti... ma non mi è chiara la parte teorica... dove parla di quei dannatissimi bulbi... e perchè bisogna toglierli in quel modo? -
Antonin si diresse automaticamente verso le voci, e oltrepassò l'ultima libreria in tempo per vedere Enyran Rosier che affondava il viso tra le mani, mentre Peter, seduto al suo fianco, la guardava come mortificato. - Che ho detto... ? -
- Sono solo un po' stanca, Peter... - disse lei, in un sospiro. - E temo che questa parte non sia chiara nemmeno a me... -
- Va bene... non volevo stancarti - disse il ragazzo, gettandole un'occhiata, prima di chiudere il libro. - Basta così, mi hai già aiutato molto... -
In quel momento, sollevando lo sguardo, scorse il giovane bulgaro che si era fermato a pochi passi di distanza: - Antonin! - disse, in tono vagamente imbarazzato.
- Ciao, Peter... Enyran - Antonin la salutò con un cenno del capo, continuando ad osservarli.
- Buonasera, Antonin... - disse solo Enyran, in tono tranquillo, mentre richiudeva il libro che aveva davanti.
Non fu necessario che il ragazzo chiedesse perchè Peter si affrettasse a spiegare: - Enyran mi dà ripetizioni... -
- Vedo... -
- Ha chiesto alla persona sbagliata, temo... - aggiunse la Rosier socchiudendo gli occhi, e scostando la propria sedia fece per alzarsi. - Non sono certo una cima... -
- Non mi pare tu abbia problemi - disse Antonin, e riuscì a far sembrare la cosa come tutto fuorchè un complimento: - Cosa studiate? Erbologia? - aggiunse, vagamente sarcastico.
- Già... - La Serpeverde aveva finito per inarcare un sopracciglio verso di lui, scettica.
- Potevi chiedere a tua sorella. -
- Anethe detesta Erbologia - ribatté Peter prontamente.
Antonin non fece commenti per un po', poi si strinse nelle spalle, chiudendo l'ultimo libro con una delle ampie mani pallide: - Venite a cena? -
- Era questa la mia intenzione... - replicò Enyran, tranquilla. - Antonin... tutto bene? - chiese infine, titubante forse.
Il bulgaro parve perplesso. - Sì, - disse con un mezzo sorriso - ero solo stupito di trovare Peter intento a studiare, a quest'ora... -
- Io riservo molte sorprese, Antonin, anche per coloro che credono di conoscermi meglio: come te. - Peter si alzò, prendendo i libri. - Andiamo, ho fame. -
Posted by Durmstrangirls alle 13:29
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